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Un logo per parlare di un'idea . Poche parole e un segno
grafico. E' una proposta contro corrente. Oggi i giovani contestano i logo.
“No logo”, il libro di Naomi Klein, è diventato una Bibbia per molti di
loro. Per anni si sono vestiti solo con jeans, magliette e scarpe che
avevano un logo riconoscibile. Adesso, però, hanno scoperto che dietro tanti
marchi famosi c'è l'orrendo lavoro dei bambini e la negazione dei loro
diritti (le scarpe e i palloni della Nike arrivano dal Vietnam, dalle
fabbriche abusive piene di bambini; i corredini di Barbie sono in gran parte
opera di bambini-lavoratori di Sumatra).
Quando parliamo di diritti negati
ai bambini noi siamo abituati a pensare subito a paesi lontani, alle piccole
vite distrutte dalla miseria e dalla fame. Ma l'uso dei bambini per lavori
disumani e l'abuso su di loro per fini ignobili, concepito nelle società
occidentali, ha rivelato al mondo verità tremende che ci impongono nuove
riflessioni, nuovi modi di essere adulti nei confronti dei bambini, nuovi
principi giuridici a garanzia dei loro diritti. “Non è necessario – scrive
Furio Colombo – spostarsi fuori dalle nostre mura di vita “civile” e
“agiata”, e non è necessario raggiungere le sponde dolorose dell'abuso e
della distruzione fisica, per capire che il diritto dei bambini nasce o
muore molto prima, nel pensiero, nella cultura, nella pratica, nelle
istituzioni e nella vita quotidiana del nostro mondo.
La vera causa della
persecuzione contro i bambini che imperversa altrove è la cultura
dell'indifferenza verso i bambini come persone, una cultura che è ancora
molto estesa nel cuore dei migliori sistemi giuridici e delle comunità che
si ritengono più “avanzate” e moderne. I sistemi giuridici, ad esempio, non
prevedono di dare la parola ai bambini in tutte le situazioni che li
riguardano, dai processi di separazione dei genitori, alle adozioni. Un
mondo di adulti presiede e decide senza ascoltare, anche quando le decisioni
cambiano radicalmente un destino”.
Questa è l'idea che vogliamo comunicare
con il nostro logo. Un'idea che parla più agli adulti che ai bambini.
Un‘idea a colori. Il
verde e l‘arancione, come i frutti della nostra terra. Verde intenso
come le foglie delle arance, ma anche come il colore della speranza, la “M”
della vecchia e cara scuola media Marconi, graficamente inserita in un
fotogramma per dire dell'importanza che diamo e daremo ai linguaggi
dell'immagine. Arancione la scritta, un pensiero bellissimo di Antoine de
Saint-Exupery che ci richiama alla condizione di ciò che siamo stati per
darci orientamento nel difficile ma entusiasmante lavoro di educatori. “Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi
di loro se ne ricordano” è la citazione completa tratta dal Piccolo
Principe.
Ricordare di essere stati bambini vuol dire richiamare alla
memoria di tutti che è compito di ogni adulto ascoltare i bisogni e i
desideri dei bambini e dei ragazzi, dare loro risposte di senso, aiutarli a
conquistare saperi e conoscenze, educarli alle responsabilità, accompagnarli
nei loro progetti per la vita. Questa è l'idea. Un'idea forte che proponiamo
a tutti. Ai genitori, alle associazioni, agli amministratori, alla città.
Un'idea condivisa e un logo riconosciuto, già caro a molti. Innanzitutto ai
nostri bambini e ai nostri ragazzi che sono fieri di appartenere al 4°
istituto comprensivo “G.Marconi” di Lentini.
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