centro EdA
 
ì                                                                                                                               home
 
 
 

 

IL CENTRO TERRITORIALE PERMANENTE A LENTINI

 

Il Centro EdA di Lentini vede la luce nel 1998 in esecuzione dell’O.M. 455/97.

Con l’istituzione dei C.T.P., l’Italia avvia quel processo di apertura verso l’Europa che già da tempo si prospettava: una scuola per adulti che non segue più schemi didattici predefiniti ma che si apre a tutte le possibili soluzioni culturali preprofessionalizzanti. I centri EdA, infatti, non sono scuole, nel senso stretto del termine, ma progetti; vivono di progetti, sono luoghi riservati agli adulti, dove ognuno, dopo aver esposto le esigenze ed i propri bisogni, inizia quel processo di recupero e completamento culturale che non ha avuto modo di attuare nei modi e nei tempi regolari.

Il Centro di Lentini fa parte del IV istituto comprensivo “ G. Marconi “ e comprende i centri abitati di Lentini- Carlentini- Pedagaggi- Francofonte.

Già in questi primi anni di vita numerose sono state le attività formative offerte, come numerose sono state le adesioni di partecipazione ai vari corsi. Quasi 2.000 gli iscritti ai corsi di informatica, 800 richieste di partecipazione a corsi di lingue, altrettante per corsi di assistenza, di cucina, di ceramica e per molti altri. Hanno partecipato utenti di ogni ordine e grado sociale e culturale che oltre a socializzare hanno interscambiato il proprio sapere e le proprie esperienze di vita, in ciò guidati da un team di docenti di comprovata esperienza nel campo del “ long life learning “ (educazione permanente degli adulti ).

I Centri EdA, quindi, sono delle istituzioni scolastiche a sfondo sociale e sono gli unici, autorizzati dal Ministero della P.I., a rilasciare attestazioni, valide in tutta Europa, di crediti acquisiti, spendibili nel mondo del lavoro, ai sensi dell’O.M. 455/97.

Il Centro Territoriale Permanente ( E.d.A. ) di Lentini è stato ufficialmente istituito nell’anno 1998 presso la scuola media “ R. da Lentini “, dove è rimasto ad operare fino al 2000; quindi è stato trasferito presso l’istituto tecnico per geometri ( in via sperimentale )fino all’anno 2002, per essere, poi ,definitivamente spostato presso il IV istituto comprensivo “ G. Marconi “ a Lentini. Il territorio su cui opera il C.T.P. di Lentini è incluso fra i territori ad alto tasso di criminalità e di dispersione scolastica. Il centro, da questo punto di vista, si è attivato per il recupero ed il reinserimento sociale di questi drop-aut, in tal senso sono state intraprese forme di collaborazione con i servizi di assistenza sociale dei Comuni, con il Tribunale dei minori di Siracusa e con Enti ed Associazioni per gli invalidi e disabili civili.

L’utenza del territorio è eterogenea e comprende il giovane diplomato e laureato in cerca di prima occupazione e bisognoso di corsi di perfezionamento, la casalinga che cerca momenti di qualificazione per un possibile inserimento nel mondo del lavoro, disoccupati in cerca di una soluzione ai nuovi bisogni di formazione.

L’analisi delle numerose domande di iscrizione, effettuata dopo un minuzioso monitoraggio del territorio, per evidenziare le esigenze ed i bisogni della cittadinanza, mette in risalto interessi e bisogni molto articolati: tante verso un considerevole numero di itinerari formativi, moltissime verso corsi di informatica e di inglese

La scelta di questi indirizzi dimostra come oggi questi “ saperi “ nuovi costituiscono le competenze di base indispensabili nella società e nel mercato del lavoro, soprattutto in un territorio, come il nostro, che non offre alcuna alternativa occupazionale, in special modo per le donne che da sempre sono state discriminate per certi tipi di lavoro.

Per soddisfare tali richieste il Centro Territoriale di Lentini ha inteso promuovere azioni di coordinamento tra le offerte di istruzione e formazione programmate sul territorio e quelle delle altre agenzie formative al fine di rispondere alla domanda che proviene dal singolo, da istituzioni, dal mondo del lavoro.

Tale sinergia, pertanto, agisce nell’ambito del long life learning curando l’organizzazione di una offerta integrata fra il sistema scolastico e il mondo del lavoro.

Il Centro Territoriale Permanente di Lentini abbraccia i territori dell’ex distretto 57, con una popolazione di circa 70.000 abitanti.

Questi Comuni sono caratterizzati da aspetti socio-culturali-economici complessi che, negli ultimi decenni, hanno completamente capovolto e stravolto l’assetto urbanistico, etico, culturale, economico in genere. Pur tuttavia i 4 paesi in oggetto presentano talmente tanti punti comuni che potrebbero formare e costituire una sola cittadina.

Questi punti, in breve, si possono così riassumere:

  1. Un’esclusiva e scadente economia basata sulla coltivazione degli agrumi, con una conseguente occupazione stagionale.
  2. Insufficiente introduzione di nuove tecniche agricole, con conseguente elevato costo della manodopera e irrisoria offerta del prodotto nel mercato.
  3. Alto grado di disoccupazione, soprattutto tra i giovani e le donne, con conseguente emigrazione verso il nord e i paesi comunitari.
  4. Insufficiente presenza occupazionale nel settore industriale provinciale.
  5. Modesta scolarizzazione di massa.
  6. Elevato stato di esperienze di tossicodipendenza con preoccupanti presenze anche nel settore scolastico.
  7. Alto grado di presenza mafiosa e delinquenza minorile ed organizzata, con conseguenza di furti, estorsioni, spaccio di droga, omicidi.
  8. Scarso interesse ed irrilevanti interventi delle Amministrazioni Comunali ai bisogni ed alle esigenze dei cittadini.

Il grande patrimonio culturale, storico ed artistico, presente nei 4 comuni, non è utilizzato neanche dalla gente del posto, per la totale mancanza di strutture e per il timore di azioni mafiose. I soli momenti di aggregazione sociale sono rappresentati dalle feste patronali e da alcune sagre che, solamente da pochi anni, vanno prendendo piede. Per il resto, mancano luoghi di ritrovo per i giovani e meno giovani, di svago, cinema, teatri, campi sportivi attrezzati e tutte quelle strutture che potrebbero avviare le persone ad un più civile tenore di vita e ad una minore presenza mafiosa e delinquenziale.

Premesso ciò ne deriva che se da un lato arrivano tutti questi messaggi negativi, se la popolazione è costretta a vivere in un ambiente sociale pieno di contraddizioni, spetta, dall’altro, alla scuola ed, in particolar modo, ai C.T.P., il compito-dovere ti tamponare queste contraddizioni e nello stesso recuperare, rivalutare e potenziare quanto, per tanto tempo, è rimasto latente e fare in modo che dalla potenzialità si possa passare all’attualità, avendo, soprattutto, riguardo ed in particolar modo, di  elevare il livello educativo, civile, morale e culturale di tutti quelli che, per i più disparati motivi, non hanno potuto usufruire, nei modi e nei tempi regolari, di quanto la società ha messo a loro disposizione.

Tenendo, quindi, presente quanto di innovativo e socialmente e culturalmente introduce l’O.M. n°455, il C.T.P. di Lentini si propone interventi educativi e didattici per potenziare le capacità, le attitudini, le potenzialità di tutti quei cittadini che dovessero mostrare interessi specifici nei vari settori lavorativi o dovessero mettere in evidenza il bisogno di un reinserimento sociale.

Alla base del progetto si porrà quindi l’attività di “ accoglienza “, dove saranno messe in evidenza le competenze-abilità possedute dagli utenti e le capacità dei docenti di trovare ogni possibile strategia che tenderà a valorizzare queste competenze e a favorire la percezione esatta di sè, oltre che l’autovalutazione dei soggetti interessati. La somma degli elementi che emergerà fornirà le necessarie indicazioni per l’accesso ai diversi livelli e alle diverse scansioni di frequenza su cui si costruirà il “ patto formativo “, che sta alla base della progettazione educativa e della programmazione didattica.

Si dovrà quindi garantire la più ampia flessibilità della struttura in relazione al proseguimento dell’obiettivo dell’individualizzazione, ancora questa flessibilità dovrà anche poter consentire l’accumulo di crediti formativi da poter utilizzare in momenti successivi.

Per questo motivo, per ogni adulto rientrato in formazione a diverso titolo e livello, sarà istituito un “ libretto personale valutativo “ dove, oltre ai crediti in ingresso, saranno indicati i percorsi curricolari che saranno seguiti nel corso dell’esperienza, la durata oraria dell’area culturale relativa, una valutazione sintetica per l’attività svolta.

A tal riguardo il C.T.P. di Lentini, sul piano dell’offerta formativa, propone annualmente:

  1. Accoglienza.
  2. Orientamento.
  3. Laboratori:teatrali, artigianali, di informatica, tecnici.
  4. Progetti pluridisciplinari.
  5. Interventi individualizzati.
  6. Attività integrative varie.
  7. Biblioteca.
  8. Videoteca.
  9. Tornei ricreativi vari.

In particolare, il Centro, dovrà svolgere una funzione importante d’orientamento attraverso la progettazione e l’avvio di corsi pre-professionalizzanti brevi, con rilascio di crediti formativi da spendere nell’area della formazione professionale e legalmente riconosciuti dall’U.E..

Il Corso E.D.A. dovrà servire come: aggiornamento culturale e di rientro nell’ordine scolastico, sviluppo e consolidamento, orientamento, qualificazione professionale, riconversione professionale.

Le finalità saranno quindi:

a)      Elevare il livello di istruzione personale per ciascun corsista e favorire la capacità di relazionarsi all’interno di discipline diverse.

b)      Potenziare le capacità di partecipare ai valori della cultura, della civiltà e di contribuire al loro sviluppo.

c)       Orientare i corsisti, attraverso momenti operativi diversi, ad individuare le proprie capacità e attitudini.

d)      Riflettere sulle proprie esperienze scolastiche ed extrascolastiche.

e)      Sapersi autovalutare.

f)       Conoscere il contesto socio-economico della realtà in cui si vive.

g)      Riflettere sulle finalità del proprio lavoro.

Il progetto ha come obiettivo principale la creazione di spazi essenziali per l’elaborazione di percorsi didattici che sviluppino tematiche adatte al confronto culturale e nello stesso tempo rispondano alle esigenze di formazione esplicitate dagli utenti.

Inoltre l’operatività, vale a dire sapersi organizzare nel lavoro, sarà il principio a cui tenderanno tutte le offerte formative, che qui di seguito sono così riassunte:

Metodologie:

  • Lezione frontale dove i partecipanti riceveranno un’informazione generale sulle tematiche del corso.
  • Ricerca/raccolta del materiale relativo all’argomento da trattare e riflessione guidata dal docente su come si seziona e si organizza il materiale per una ricerca.
  • Studio del materiale.
  • Trascrizione a computer del testo e produzione di dispense finali.
  • Momento di confronto, riflessione e pubblicizzazione del risultato finale.

Orientamento:

o   Informazione ( specialistica, settoriale, con linguaggi specifici, con termini stranieri )

o   Sindacato ed altre organizzazioni come l’Ufficio di collocamento.

o   Occupazione ( settori di espansione, settori in regressione, atteggiamento mentale nei confronti del lavoro, aspettative, delusioni, incertezze ).

o   Ambiente ( come il lavoro umano incide sull’ambiente, ambiente di lavoro e salute fisica e mentale, prevenzione e malattie professionali ).

L’obiettivo finale sarà quello di fornire al corsista le principali chiavi d’accesso per procurarsi le informazioni più specifiche.

Obiettivi educativi:

·         Conoscere se stessi.

·         Riflettere sulle proprie esperienze scolastiche e di vita.

·         Autovalutazione.

·         Conoscere l’ambiente socio-culturale-economico in cui si vive.

·         Rendersi conto dell’incidenza che un lavoro o un dato ambiente di lavoro possono provocare sull’individuo.

·         Essere coscienti dell’impatto che il lavoro ha sull’ambiente.

·         Riflettere sulle finalità del proprio lavoro.

Obiettivi operativi:

Ø  Comprendere informazioni da diversi tipi di testo ( annunci, offerte/domande di lavoro,         volantini, giornali, manifesti, annunci attraverso i mass-media ).

Ø            Comprendere norme giuridiche ( modalità, scadenze, tipi di certificati richiesti ).

Ø  Comprendere il lessico specifico.

Ø  Conoscere il sistema economico e valutario.

Ø  Utilizzare la tecnologia informatica.

Ø            Rispondere ad annunci economici per la ricerca di un lavoro utilizzando un linguaggio specifico.

Ø  Scrivere lettere formali, curriculum vitae, domande di lavoro.

Ø  Relazionare sull’attività svolta.

Metodi e mezzi:

ü  Preparazione e compilazione di questionari, incontri con operatori di diversi settori, ricerca simulata di un lavoro con lettura e risposta ad annunci autentici, lettura ed esercitazioni su testi informativi, articoli di giornali, annunci economici, schemi e grafici esemplificativi, schede per la raccolta e l’elaborazione dei dati.

Contenuti:

v          Il sistema scolastico italiano e di altre nazioni dell’U.E..

v          Il concetto di lavoro e articoli della Costituzione italiana.

v          Impiego pubblico/privato.

v          La formazione permanente ( riqualificazione personale, riconversione personale, perfezionamento, specializzazioni, aggiornamento, qualificazione sul lavoro ).

Laboratori programmati:

1.                    Storico linguistico.

2.                     Cinema e letteratura.

3.                     Composizione in lingua italiana.

4.                     Grammatica comparativa tra lingue.

5.                     Rafforzamento delle conoscenze matematiche di base.

6.                     Alfabetizzazione informatica.

7.                     Educazione alla salute.

8.                     Giochi logici.

9.                      Vari.

Carta dei servizi:

La Carta dei servizi consta di 3 parti:

              I.      Premessa.

            II.      Patto formativo.

          III.      Patto funzionale.

Premessa

con la quale il personale dell’E.D.A. intende fornire agli utenti informazione sui diritti e sull’organizzazione della scuola.

Gli operatori della scuola si impegnano ad assicurare:

Il diritto allo studio.

Il diritto ad un’azione educativa che non operi nessuna discriminazione.

Il diritto all’integrazione di tutti in relazione alle diverse culture, religioni, opinioni politiche.

Il rispetto delle individualità, considerandole un arricchimento e una occasione di confronto per tutti.

Le condizioni necessarie per l’accoglienza e l’inserimento di tutti i corsisti.

Le condizioni favorevoli per agevolare la frequenza.

Patto formativo

attraverso cui i docenti esplicitano la loro programmazione, le strategie, gli strumenti, le modalità di verifica e i criteri di valutazione per far conoscere all’utenza gli obiettivi educativo-didattici e per favorire la collaborazione tra le parti attraverso proposte e suggerimenti.

I docenti devono essere consapevoli di orientare e condividere con l’utenza la costruzione di percorsi di formazione orientativi o riorientativi.

Patto funzionale

tra gli operatori della scuola per collaborare ed unirsi in un patto consapevole che li responsabilizza riguardo al funzionamento dei corsi E.D.A., sia nella loro organizzazione sia nella composizione dell’utenza al fine di comprenderne le esigenze e le conseguenti strategie educativo-didattiche.

Unico aspetto positivo è stato che per la prima volta si è registrata, tra i partecipanti, la presenza di un discreto numero di stranieri, il cui unico interesse è stato quello di rafforzare la conoscenza dell’uso della lingua italiana ( per evidenti motivi di lavoro ), inoltre abbiamo registrato con molta soddisfazione la presenza, tra gli utenti, di parecchie persone ultrasettantenni che hanno dimostrato, oltre ad una perfetta integrazione nei vari gruppi formati, un forte desiderio a volere apprendere nuove cose, a superare il disagio della non cultura, mostrando un coinvolgimento davvero stupefacente per i risultati conseguiti e gli obiettivi raggiunti.

Una “ comunicazione didattica “, professionale, lavorativa, orientativa, deve partire dal presupposto, per essere incisiva, che esistono tre tipi di persone:

“ uditive “, vale a dire persone che sanno ascoltare ma che non sono in grado di costruirsi un’immagine mentale;

“ visive “, persone che sono in grado, guardando, di cogliere i particolari che cadono sotto il loro raggio visivo, ma che facilmente si distraggono e quindi non sono in grado di prestare ascolto;

“ cinestesiche o cinestetiche  “, persone in grado di ascoltare e vedere, ma con l’esigenza di toccare, sperimentare personalmente e nel momento in cui qualcuno offre loro un consiglio o un aiuto, lo rifiutano categoricamente allontanandosi, fisicamente, dal luogo dove si trovano.

Fortunatamente la stragrande maggioranza delle persone possiede queste tre caratteristiche, guai se così non fosse!, ma nei corsi serali per lavoratori; negli ex corsi cracis ed oggi nei Centri Territoriali Permanenti, gli utenti che frequentano, mancano, talvolta e taluni, di una di queste tre caratteristiche; ciò provoca quello svantaggio culturale di cui si parlava prima e che presenta non poche difficoltà nel cercare di recuperarlo, almeno che l’insegnante, “ veramente specialista, nella valutazione degli adulti “, non trovi la capacità di comprendere ed inventare o creare un’adeguata strategia didattica che possa guidare, orientare e consentire all’utente di recuperare questo svantaggio.

A questo punto, contro tutti coloro che sono convinti che insegnare nei Centri E.d.A. sia cosa per principianti o per chi ha voglia di imboscarsi, sento il preciso dovere, dopo una trentennale esperienza scolastica spesa in questi centri, di fornire alcune riflessioni che sono alla base dell’insegnamento per adulti e che senza di esse sarà impossibile affrontare l’utenza dei centri e comprenderla e saperla guidare.

Qui di seguito ho elencato alcune di queste riflessioni che ritengo siano di capitale importanza per tutti gli insegnanti dei Centri E.D.A.

 

 Gli adulti accettano di formarsi se trovano nella formazione una risposta ai loro problemi reali.

Poco si adattano all’educazione degli adulti i curricoli scolastici standardizzati. La proposta, ad esempio, di una generica formazione di base, su temi astratti, definiti a tavolino, difficilmente risponderà in modo adeguato a questa condizione. L’approccio alla formazione degli adulti avverrà attraverso delle situazioni, non delle materie. Il nostro sistema scolastico è cresciuto in senso inverso: materie e insegnanti costituiscono il punto di partenza, gli studenti vengono in second’ordine. Nell’istruzione tradizionale allo studente si richiede di adattarsi ad un curricolo prestabilito; nella formazione degli adulti il curricolo è costruito intorno ai bisogni e agli interessi dello studente. Ogni persona adulta viene a trovarsi in situazioni particolari per quanto riguarda il suo lavoro, i suoi divertimenti, la sua vita familiare e sociale, ecc., situazioni che richiedono dei processi di adattamento. La formazione degli adulti comincia a questo punto. I contenuti vengono presentati all’interno di situazioni e messi in pratica, quando è il caso. Testi e docenti assumono un ruolo nuovo e secondario in questo tipo di istruzione, e devono dare spazio al discente, che assume una importanza primaria.

Gli adulti devono essere aiutati a superare varie forme di paura, di insicurezza, di sfiducia nelle proprie capacità di apprendimento e nella possibilità di incidere personalmente e compiere delle scelte.

Non solo hanno paura di mostrare che non sanno, ma partono spesso dalla convinzione che la scuola “ non è più per loro “, “ sono troppo vecchi “ per riuscire negli studi. Inoltre conservano spesso un ricordo negativo dalla loro precedente esperienza scolastica. E questo condiziona anche la percezione di sé come discenti, determina una forma di regressione, ritornano all’età scolastica, diventano dipendenti e delegano tutto all’insegnante.

Gli adulti hanno un concetto di sé come persone responsabili delle loro decisioni ed hanno un profondo bisogno di essere considerati e trattati dagli altri come persone capaci di gestirsi autonomamente. Si risentono e respingono le situazioni in cui hanno la sensazione che gli altri stanno imponendo loro la propria volontà. Ma quando si trovano ad affrontare una attività di formazione, ritornano al condizionamento ricevuto nelle precedenti esperienze scolastiche, si mettono le orecchie d’asino della loro dipendenza, incrociano le braccia, si siedono e dicono “ insegnatemi “.

Il problema si presenta quando pensiamo che siano veramente a questo punto e cominciamo a trattarli come bambini, perché allora creiamo in loro un conflitto tra il loro modello intellettuale – discente equivale a dipendente – e il loro bisogno psicologico più profondo, forse inconscio, di autonomia( questo in parte spiega l’alto tasso di abbandono di molti corsi per adulti).

Gli adulti devono essere aiutati a prendere coscienza dei propri bisogni formativi.

Ci sono 3 concetti molto differenti tra loro: il concetto di bisogni, il concetto di domande, il concetto di desideri.

Molto spesso le domande sono completamente differenti rispetto ai bisogni e ai desideri. La maggior parte dei metodi di “ analisi dei bisogni “ sono inadeguati. Ci sono 3 tipi di metodi:

quello del “ catalogo “…….

quello della “ discussione individuale “……..

quello della “ indagine attraverso questionari “….

Poiché questi metodi sono spesso inadeguati perché non coinvolgono realmente, ho utilizzato un quarto metodo: quello della “ unità di orientamento “. Vi è una discussione, in gruppo, per cercare di capire quali sono i bisogni, ma anche per permettere una prima fase di formazione……. per  rispondere all’esigenza degli adulti di potere scegliere in modo migliore i contenuti che desiderano seguire, di individuare e mettere a fuoco le relazioni tra i  loro bisogni e i loro desideri, ma anche di migliorare il modo per definire il loro cammino….., gli adulti devono avere la possibilità di partecipare alla definizione degli obiettivi….. l’unità di orientamento serve per aiutare l’adulto a definirsi, per aiutarlo a scegliere da dove cominciare, consentendogli di approfittare di una pedagogia di sostegno.

Gli interventi valutativi, quando sono necessari, devono puntare a sviluppare la capacità di autodiagnosi e autovalutazione.

L’adulto non sopporta valutazioni negative, che percepisce come un attentato alla propria identità. Inoltre, in situazioni di recupero scolastico è assurdo che un adulto, che ha vissuto esperienze negative, di insuccesso e di valutazione negativa, debba riviverle. Ha bisogno invece di incoraggiamento, accoglienza, di un clima di accettazione, e magari anche di esplicite valutazioni positive. In generale possiamo dire che ciò che conta, per un adulto, è l’autovalutazione: la valutazione da parte di un docente può essere accettata, e avere un effetto, se si tramuta in autovalutazione. Ed è noto che molti adulti a bassi livelli di scolarità hanno grande difficoltà ad autovalutare le proprie capacità e i propri apprendimenti.

Ma che cosa valutare, sul piano dell’apprendimento?.

Possiamo distinguere tra processi e prodotti cognitivi.

Tradizionalmente si valutano i prodotti: un problema di matematica risolto, il tema o la relazione presentati. Ma se ci interessano i processi, se li consideriamo essenziali, la valutazione basata sul prodotto può essere del tutto fuorviante: il risultato può essere errato, ma il ragionamento seguito può essere stato intelligente, anche se ha preso strade diverse, divergenti, che non hanno portato da nessuna parte; all’inverso, il risultato può essere esatto, ed essere frutto dell’applicazione del tutto meccanica di una regola imparata a memoria.

Insomma, chi non riesce a vedere i processi, può fare errori di valutazione, fraintendere, vedere l’insuccesso dove non c’è e viceversa. Oppure, a parità di prodotti, non sa distinguere quando il risultato è frutto di un autentico lavoro mentale e quando no.

La formazione deve valorizzare una caratteristica generale dell’essere adulti: il bisogno di autonomia.

Gli adulti sentono fortemente l’esigenza di gestirsi autonomamente e di conseguenza il ruolo del docente è d’impegnarsi con loro in un processo comune di ricerca, piuttosto che di trasmettere loro le proprie conoscenze e poi valutare fino a che punto si sono conformati ad esse.

Gli adulti devono essere aiutati a superare alcuni “ freni psicologi “.

L’ingresso in formazione è per gli adulti l’ingresso in un contesto che richiede l’impiego di strategie cognitive specifiche che spesso non padroneggiano: lettura fluente di testi, prendere appunti, uso del linguaggio astratto, uso di particolari risorse per la ricerca di informazioni, ecc.. insomma una serie di abilità di studio che non possono essere date per scontate.

E’ necessario assicurare un clima favorevole all’apprendimento.

Questo significa sostanzialmente creare un ambiente in cui vi sia, da un lato, ricchezza e accessibilità delle risorse, dall’altro, facilità di interazione tra i discenti. Inoltre, considerando che le differenze individuali aumentano con l’età, la formazione degli adulti deve poter disporre di una varietà ottimale di stili, tempi, luoghi e velocità di apprendimento.

Utilizzazione del vissuto esperienziale dei discenti.

L’adulto entra in una attività di formazione con una esperienza che è maggiore di quella di un giovane, la sua memoria semantica è più ampia e gli permette, quindi, di fronte a nuove informazioni, di trovare più agganci, di cogliere più riferimenti, di attribuire più facilmente significato alle cose.

L’apprendimento degli adulti può partire dai saperi acquisiti nei percorsi di vita e di lavoro, per precisarli, ridefinirli, svilupparli.

La differenza in qualità e quantità del vissuto esperienziale tra adulto e giovane comporta alcune conseguenze per la formazione:

da una parte, assicura che qualsiasi gruppo di adulti sarà più eterogeneo di un gruppo di giovani ( in termini di background, stili di apprendimento, motivazioni, bisogni,interessi,obiettivi ). Da qui deriva il grande accento posto nella formazione degli adulti sull’individualizzazione delle strategie di insegnamento.

dall’altra, significa che in molti casi le risorse di apprendimento più ricche risiedono nei discenti stessi. Di qui la maggiore enfasi posta nella formazione degli adulti sulle tecniche esperienziali – tecniche che si rivolgono all’esperienza dei discenti, come discussioni di gruppo, esercizi di simulazione, attività di problem solving, metodo dei casi e metodi di laboratorio – rispetto alle tecniche trasmissive. Di qui, anche, la maggiore enfasi sulle attività di aiuto tra pari.

Ma la maggiore esperienza può avere anche degli effetti potenzialmente negativi. Accumulando esperienza, tendiamo a sviluppare degli abiti mentali, delle prevenzioni e delle presupposizioni che tendono ad indurci a chiudere la nostra mente a nuove idee, intuizioni originali e modi di pensare alternativi. L’adulto ha una pluralità di schemi, lungamente sperimentati, che si sono via via articolati e saldamente organizzati. Lo aiutano ad attribuire senso alle cose. Però i suoi schemi, proprio perché sono stati a lungo sperimentati, e magari per una serie di ragioni hanno finito per avere solo conferme e mai smentite, sono resistenti al cambiamento, possono costituire forti pregiudizi. Il cambiamento di prospettiva può risultare difficile di fronte ad una esperienza di palese inadeguatezza dello schema, quindi di dissonanza cognitiva, l’adulto, più frequentemente del giovane, può avere una reazione di tipo omeostatico, mobilitandosi per difendere il precedente equilibrio. Nella formazione degli adulti, questo fatto implica che in ogni occasione in cui l’esperienza degli adulti viene ignorata o svalutata, essi sentono questo fatto come un rifiuto non solo della loro esperienza, ma di loro stessi come persone.

 

 

   
TUTTI A SCUOLA DA 0 A 100 ANNI !...  
    
 NON E’ MAI TROPPO TARDI PER COMINCIARE.  
 
   
   

PERCHE’ NON SI FINISCE MAI D’IMPARARE.

 
   
  Programmazione annuale centro EDA
  Anno scolastico 2009-10